Nel luglio del 1155 Federico Barbarossa mise la città di Spoleto a ferro e fuoco.
E’ in quegli anni che sorgerà se pure in maniera ridotta  il Ducato di Spoleto degli Hohenstaufen “ a fonte Tiberis ad laevam Anienis ripam exstendebatur “.
Hannelore Zug Tucci
Nel 1173 appaiono in un documento menzionati i consules a cui seguì nel 1201 la comparsa della figura del podestà.
Per un ventennio sino al 1198 Corrado di Urslingen amministra il Ducato di Spoleto che comprendeva oltre a Spoleto, Rieti, Foligno, Assisi e Nocera, poi dopo la morte di Enrico VI e col venir meno del potere imperiale rientrerà in Germania.
Il 12 giugno del 1213 con il giuramento “ promissio di Eger”  Federico II conferma alla Chiesa il dominio temporale su buona parte dell’Italia centrale: “ Tota terra que est Radicofano usque Ceperanum, Marchia Anconetana, Ducatus Spoletanus “.
Ma già nel maggio del 1219  nell’ambito del Ducato di Spoleto l’imperatore, accordava particolari privilegi e protezioni ad incalliti fautori della parte ghibellina, e  conferma ad uno dei più grossi feudatari della regione il conte Napoleone di Rinaldo (antenato dei Trinci signori di Foligno) il castello di S. Maria de Laurentis sopra Bevagna.
Nel 1222 il dapifero Gonzolino, su invito dell’ex Duca di Spoleto aveva invaso le terre del Ducato e Federico nel novembre del 1222 si scusava con il papa per l’accaduto.
Nel 1226 Federico II sdegnato, nei confronti del papa per l’emanazione di un speciale suo divieto di combattere da parte dei comuni del Ducato, invia al Comune di Nocera e ad altri del Ducato una lettera in cui veniva affermato solennemente:
“Ius Imperi debitum intendatis obfuscare; non actendentes quam sit temerarium que Cesaris sunt Cesaris detinere”.
Silvestro Nessi
Fu proprio il Ducato di Spoleto al centro di quel grave dissenso, quasi pomo della discordia, in quanto importante trait d’union fra il Patrimonio di San Pietro e i comuni lombardi che Federico II considerava avere una importante valenza strategica.
Federico II considerava periferica la Germania e concentrava la sua attenzione sull’Italia imperiale e il Regno di Sicilia calutando il Ducato non marginale ma facente parte “ de maioribus e melioribus provinciae Italie, florentibus divitiis et strenuitate virorum” oltretutto attraversato da un’arteria importantissima come la Via Flaminia.
Historia Diplomatica Friderici secundi “
Nel 1227 appena eletto Gregorio IX il re Enzo figlio dell’imperatore entrava in Foligno facendo un percorso che attraversava le terre fedeli all’impero: Città di Castello, Gubbio, Nocera.
Dopo una breve tregua nel 1228 e 1229 i fratelli Urslingen con le truppe imperiali inadono il Duucato e cominciano a dare il guasto ai territori di Perugia e Assisi, Trevi, Todi e Spoleto: l’azione riuscì con Spello, Bevagna, Bettona, Arrone, Cascia, Arquata che giurano fedeltà all’imperatore e Todi che sarà costretta ad aprire le porte agli estrinseci ghibellini.
Furono firmati patti di cui per l’imperatore si era fatto garante il sedicente Duca di Spoleto Rinaldo nominato per l’imminente partenza per la crociata reggente del regno di Sicilia.
Fu una pace labile: lo stesso Rinaldo invadeva la Marca Anconetana, attaccava l’esercito pontificio cercando di corrompere comuni del Ducato e specialmente Perugia.
Intanto giungeva a  Foligno il Duca Corrado Guismardo facendone del Comune il centro dell’azione ghibellina nell’intera regione.
Nell’agosto del 1228 Bertoldo fratello del Duca Rinaldo fa bruciare il Castello di Brufa mentre i terribili saraceni occuparono Todi, Narni e San Gemini; ai perugini fu tolto Castiglion del Lago.
Di ritorno dall’impresa di Terrasanta il 23 luglio 1230 Federico II commette il governo del Ducato al Vescovo di Beauvais e si impegna aa esaminare gli atti di governo del Duca Rinaldo.
Nel 1233 il pontefice considera, un suo avversario pericoloso nell’ambito del Ducato, il Conte Napoleone a cui vennero distrutti i suoi castelli cioè Antignano, Civitella, Ciriano e S. Maria Laurenzia.
Nel 12 dicembre del 1238 il rettore del Ducato Raniero da Supino ricevette su indicazione del papa una lettera di  consigli dal Conte Napoleone.
Nell’agosto del 1239 Federico II annumciò enfaticamente alle popolazione dell’Italia centrale: “ tempus vestre liberationis advenit” e stabilì: “ Marchiam Anconitanam et ducatum Spoleti ad nostram et Imperi dictionem revocet et resumat “.
Huillard Brèrolles
L’interesse per il Ducato si accentò nelle mire e nei progetti imperiali.
Nel 1239 facendo appello al diritto romano, che a parere di Federico II, autorizzava l’imperatore a rendere invalida la cessione dei territori allo Stato della Chiesa, torna a revocare la cessione delle terre dell’impero intervenendo personalmente in modo incisivo e fermo al punto che non annullerà mai la sua decisione.
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Il 15 dicembre Federico rispondendo al suo capitano Andrea da Cicala gli faceva sapere di essere molto interessato all’acquisto di un castello ( forse quello di Miranda) posto sui confini tra Spoleto e Rieti, del quale desiderava conoscere: quanto fosse stato utile, se i due fratelli che lo possedevano erano disposti a cederlo, e, con precisione dove si trovasse, nonché l’evenuale prezzo; sollecitando una pronta risposta, “ per verba bona “.
Federico II il 9 febbraio 1240 da Foligno giunse a Coccorone (oggi Montefalco)  dove sostò chiedendo con diverse lettere che gli venissero inviati denari per la via di Norcia, Cascia e Foligno: e questo ulteriore itinerario era certamente ritenuto sicuro dall’imperatore.
Huillard Brèrolles
Nell’aprile del 1241 il Cardinale Colonna del titolo di S. Prassede passò improvvisamente alla parte imperiale.
Nello stesso periodo Federico II seguendo il percorso dell’antica Flaminia riscendendo verso il sud  riuscì ad avere dalla sua Spoleto.
“ In castris ante Spoletum “  troviamo datato un documento imperiale del 20 giugno.
Antonio MILJ
Nella primavera del 1240 Federico II è signore di quasi tutto il Ducato: è la regione dove incontra il maggior favore.
Ne affida l’amministrazione a Giacomo di Morra quale capitano generale che lo tradirà aderendo all’iniziativa papale che prevedeva l’immediata invasione nel Ducato con un esercito delle lega guelfa , composta per la maggior parte da perugini ed assisani e guidata da Cardinale Ranieri di Viterbo vicario di tutto lo Stato pontificio dal 1244 al 1246.
Ma attaccati da Marino da Eboli, il nuovo vicario imperiale nel ducato, , e dal suo esercito di tedeschi e ghibellini il 31 marzo 1246, vengono sconfitti e disfatti in una sanguinosa battaglia nella pianura sotto le mura della filoimperiale Spello, il Ducato resta all’impero.
Hannelore Zug Tucci
Il 4 luglio 1240 l’imperatore prosegue verso Terni, occupa Todi, distrugge San Gemini, dà il guasto al territorio di Narni, s’incammina  verso Rieti e chiamato dal Cardinale Colonna si muove verso Roma.
Nel frattempo erano state occupate le “terre Arnolfe “ un antico feudo posto tra Spoleto, Todi e Terni, dove compare vicario imperiale l’avate benedettino di S. Pietro di Montemartano.
Antonio MILJ
Federico II aveva particolarmente a cuore Spoleto, infatti aveva concesso un aplissimo riconoscimento ed una conferma del territorio, con un documento del giugno1241.
Prendeva sotto la sua protezione le clarisse del monastero spoletino di S: Paolo “ inter vineas “.
Nel 1241 l’Imperatore con un fortissimo esercito marcia su Roma, ma giunto a Spoleto, viene raggiunto da un trafelato messaggero e bloccato da una gravissima notizia: una immensa marea di barbari asiatici Mongoli minacciava d’invadere la Germania e di distruggere  con essa l’estremo baluardo occidentale. Fortunatamente il figlio di Gengis Khan dopo varie battaglie decisi di ritirarsi.
Il 9 settembre del 1242 Diepoldo di Dragona “ sacri imperii in ducatu Spoleti vicarius generalis “( ma anche capitanei in Ducatu ) ordinava al monaco Giacomo da Capua, “ imperialis camerarius in Ducatu Spoleti “ e a Servadeo “ socius domini Diepolti de Dragona “, la definizione dei confini tra le “ terre Arnolfe” e il Comune di Spoleto, con grande vantaggio di quest’ultimo .
Spoleto, Archivio di stato, Archivio del ComuneIl 3 gennaio 1244 mentre si trovava a Foligno emana due diplomi in favore degli uomini di Città della Pieve.
Fra i testimoni dell’atto di riconoscimento del territorio e la dichiarazione della
immunità da qualsiasi gravezza troviamo il conte Riccardo di Caserta, genero di Federico, con il titolo di vicario imperiale nella Marca e nel Ducato.
Nel maggio 1244 era a Spoleto da dove datò un diploma a favore del Comune di Gubbio, al quale concedette, come ricompensa della devozione dimostrata nel corso di tanti anni  i castelli di Cantiano e di Costacciaro con le rispettive pertinenze.
Gubbio, Archivio comunale
Il 20 giugno del 1246 una lettera inedita inviata al giudice e al vicario del Comune di Bevagna testimonia la presenza di Marino da Eboli “ uno duca, che stava in Fuligne per lo imperatore”.
Nello stesso anno Federico II torna a transitare in Umbria ed un cronista perugino lo dice acquartierato a San Sisto.
Francesco A. Ugolini
Nel febbraio del 1247 è ancora in Umbria dove convocherà a Terni un importante parlamento generale dove verrà definita un’Italia Imperiale con una nuova organizzazione narrata dallo storico antico
Pandolfo Collenuccio.
Nello stesso anno l’Imperatore nominò, Federico suo figliolo principe di Antiochia, capitano di Thoscana e di Maremma infino al Ducato di Spoleto, la Marcha e la Romagna e confermò Entio Re di Sardegna generale legato di tutta Italia.
Creò capitano generale ne la Marca e nel Ducato suo figliolo Ricardo conte di Civita di Chieti che vicino a Terni sconfisse un esercito papale comandato da Ugo Novello.
Perugia: Archivio di Stato e Archivio del Comune
Nel 1249 subentrò, come capitano generale nel Ducato, a Riccardo da Chieti Tommaso di Aquino Conte di Acerra mentre era vicario imperiale per la Marca e il Ducato il genovese Percivalle Doria.
Nei primi del mese di settembre del 1250 Federico II informava Vatacio imperatori dei Greci delle sue prospere fortune: delle vittorie riportate presso Parma, contro i genovesi a Savona e nella Marca presso Cingoli.
Concludeva enfaticamente la lettera: “ Tota itaque Marchia, Ducatus, Romaniole mandatum maiestatis nostre se converterunt”.
Huillard-Brèholles
E invece era proprio alla fine.
Silvestro Nessi

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