Il Castello di Sasso Rosso ( Sassorosso) Assisi in provincia di Perugia venne costruito tra rocce isolate a punta e strapiombi vicino alla vetta del Monte Subasio. Affacciato sulla Valle Umbra fu costruito per dominarla. Oggi rimangono solo tracce di rovine dell’antico fortilizio chiamato Sassorosso perché venne usata per la sua costruzione pietra di materiale ferroso che per la ossidazione aveva una colorazione particolare. Dietro Capodacqua il Comune di Assisi costrui, su di uno scoglio nella Balla di Gabbiano, il Castello di Sasso Palombo così chiamato perché vi volavano e vi si posavano i colombi.
Tra i due Castelli ebbe migliore sorte quello di Sassorosso che in una ordinanza dell’anno 1205 accenna al Castello “…fuit in dicto Saxo Rubeo” nella quale viene confermata dal Podestà di Perugia la pace con Assisi. Fin dal 1116 risulta attestata nei documenti assisani la citazione in forma volgare del Castello “Sassorusso in la Valle”. Federico Barbarossa nel 1160 ne determinò il confine orientale verso Spello e per questa ragione il territorio del Castello fu sottoposto alle leggi del pedaggio essendo previsto il pagamento di  una gabella per chiunque passasse per quella zona. Nei documenti troviamo scritto: “Pedagium saxi rubei possit colligi per civcm et comitatensem Asisii” dando facoltà ai priori scelti da Perugia ed Assisi di regolare tale imposta. Il Castello di Sassorosso risulta abitato da una antica discendenza, che era da sempre schierata con l’imperatore svevo. Nel gennaio del 1200 Gerardo di Gislerio di Alberico, signore di Sassorosso, aveva chiesto la cittadinanza ai consoli di Perugia, sia per non sottomettere ad Assisi il Castello, sia per avere sicurezza rispetto ai problemi creati dalle azioni di rivolta e sia per la tutela delle sue altre proprietà situate a Collestrada nel territorio di Perugia. Richiesta che fecero anche il fratello Fortebraccio e il nipote Oddone di Leonardo. L’11 gennaio in un documento viene concessa da Perugia la cittadinanza “a Girardo di Gislerio d’Alberico castellani di Sassorosso”. Questo atto fu ritenuto provocatorio da parte del Comune di Assisi al punto che fu dichiarata una guerra.
La sottomissione del Castello di Sassorosso ai perugini fu il motivo scatenante nella decennale guerra che sfociò nella battaglia di Collestrada che vide presente fra i combattenti assisani il giovane Francesco di Pietro di Bernardone. Perugia vinse la guerra e il Castello di Monterosso fu quasi distrutto dagli assisani per punire il tradimento del loro passaggio con i perugini. Nel 1203 i consoli ed il camerario del comune di Perugia  riconfermata l’ospitalità e la protezione a Leonardo e Fortebraccio di Gislerio Alberici, capi della dissidenza nobiliare asssisana, per i danni ricevuti minacciarono gli assisani di non dargli pace fino a quando non venissero risarciti. Sarà il 31 agosto del 1205, che il podestà di Perugia Giovanni di Guido Pape, ordinando la pace tra Assisi e Perugia, stabilirà il risarcimento dei Signori di Sassorosso facendo ricostruire la torre e il loro castello. L’ingiunzione di Perugia fu respinta dagli assisani richiamandosi al dettato del diploma che gli era stato inviato dall’imperatore Filippo II ( lo zio paterno di Federico II) il 29 luglio 1205 che proibiva la riedificazione di rocche e castelli: “nulla arx iterum in civitrate Asisii amplius redificetur”. Forse il castello fu ricostruito nel 1209 e ritornò in possesso degli Alberici ( Fortebraccio Gigleri stipulò nel 1229 un atto di donazione) ma nel 1240 venne coinvolto nello scontro tra Papato e Impero e segnò il destino di Sassorosso legato alle vicende di Federico II. Avendo dato rifugio ai capi imperiali si pose sotto l’attenzione della Chiesa per i pericoli che avrebbe potuto provocare al potere di Papa Innocenzo IV perchè  come titolari del Castello erano considerati “infideles et inimicii Ecclesiae”. Nel 1244 per ordine della Santa Sede il Castello venne fatto distruggere eliminando così un importante baluardo imperiale ghibellino in Assisi. Il 31 marzo 1246 nella battaglia di Spello tra l’esercito della lega e le truppe imperiali schierate a difesa di Spoleto che vinsero lo scontro sbaragliando le truppe leghiste asserragliate a Sassorosso e nei pressi del fosso Renaro lasciando soltanto macerie del Castello. Oggi solo ruderi restano del Castello di Sassorosso che ha avuto sicuramente una strategica posizione filo imperiale al tempo di Federico II di Svevia Hohenstaufen.

Gemma Fortini – D. Otello Migliosi

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