Siamo nella seconda metà del XII secolo e quasi tutti i municipi italiani si erano trasformati in comuni esercitando i diritti, eleggevano i loro magistrati, facevano guerre, paci, alleanze;  fortificavano, promulgano statuti, rimuovevano  le imposte senza tuttavia disconoscere la supremazia dell’imperatore.

Questi diritti, a cui gli ultimi imperatori, distratti dalle faccende della Germania, non poteron badare, parvero usurpazioni al fiero Federico Barbarossa  che nel suo progetto di supremazia universalistica dell’impero sulla cristianità aveva sostanzialmente elaborato un nuovo modello di autorità che si trovava contrapposto nello stesso periodo all’analogo progetto del papato, scontrandosi con la tendenza autonomistica delle città italiane, vale a dire delle città del Regnum Italiae e che avrebbe creato non pochi problemi all’imperatore, che tentò in un primo momento di opporvisi con la forza.

Sceso nel 1154 in Italia, che considerava il contesto ideale per ottenere alcune prerogative essenziali  per la costruzione dell’impero universale e sollecito per andare a cingersi la corona imperiale, bruciò strada facendo , Chieri ed Asti, parecchi castelli, fece assedio a Tortona incendiandola. Il 18 giugno del 1155, papa Adriano IV incoronò Federico in San Pietro, nella città leonina, contro la volontà del senato romano  scatenando violenti tumulti contro le truppe tedesche.

Gli anni successivi: giugno 1158 – marzo 1158 – ottobre 1166 – settembre 1174 – settembre 1184, segnano vicende alterne del rientro in Italia di Federico Barbarossa sino alla tregua di Venezia e alla troppo tardi segnata pace di Costanza del 1183.

Fu nel 1163 che a Lodi il Barbarossa, con un suo diploma, parli di Perugia come di cosa sua, non pare alterasse profondamente le sue istituzioni o usasse alcuna sevizia; anzi largheggiò di privilegi verso le sue chiese ed i conventi, e di molte antiche chiese di cui si hanno notizia dalla data di quel diploma.

La battaglia di Legnano (11 maggio 1776) combattuta dal Sacro Romano Impero Germanico  mirante ad affermare il suo potere sui comuni dell’Italia Settentrionale che vide la sconfitta dell’esercito di Federico Barbarossa e la pace di Costanza (25 giugno 1183) con la quale si riconosceva la Lega Lombarda  e dando ai comuni concessioni amministrative, politiche e giudiziarie non restituirono l’ordine e la quiete ai territori interessati.

I comuni del nord furono liberi, ma  Roma fu consegnata al papa per la rinuncia di Federico Barbarossa ad ogni diritto sulle terre del patrimonio, cioè sulle terre dell’antico  ducato romano e sotto la giurisdizione imperiale rimasero Spoleto, la Marca Anconetana e la Romagna essendo considerate pertinenti all’impero.

Nel 1184 Federico Barbarossa tornò senza esercito in Italia, ebbe un’ottima accoglienza da parte dei comuni lombardi che lo aiutarono a distruggere Susa contro, il messo al bando, conte di Savoia Umberto III.

Intanto nel 1186 Federico Barbarossa manda in Italia il figlio Enrico VI per sistemare la questione del partito della chiesa che ad Orvieto con l’aiuto dei Perugini aveva scacciato quelli che tenevano per l’impero. Enrico VI mise sotto assedio la città costringendola alla resa con un trattato di pace.

Enrico VI volle allora amicarsi i Perugini, Romani, etc…sperando di staccarli dalla devozione papale, e concedendo privilegi e confermando il dominio del contado e del territorio tranne i possedimenti dei Marchesi, del Monastero di S. Salvatore, dei figli di Ugolino, dei nobili di Deruta, di Bernardino Bulgarello e loro eredi ed altre donazioni come quella dello sventurato paese di Castiglione del Lago la cui sorte fu storicamente tragica.

Di stanza a Gubbio nell’agosto del 1186, in cambio della promessa di fidelitas, il re romanorum, non ancora imperatore, concesse a Perugia la libera elezione dei consoli e “totum comitatun Perusinum, excepris dominibus et possessionibus…

A differenza del padre che nel 1160, al contrario di quello che aveva  fatto per Assisi, Enrico VI non definì esattamente il comitato di appartenenza di Perugia nella convinzione che a quell’altezza cronologica Perugia vantasse già un proprio territorio o presupponendo che in cambio della propria fedeltà, gli intraprendenti Perugini avessero ottenuto carta bianca sul piano territoriale anche in relazione al diploma di sottomissione rilasciato dallo stesso imperatore.

Intanto Enrico VI, imperatore e Re, si propose di assicurarsi il regno d’Italia e di conquistare la Sicilia e  dopo che a Jesi, la quarantenne moglie  imperatrice Costanza D’Altavilla dette alla luce Federico II, alla quale nella tenda secondo la tradizione assistette un testimone del pontefice, ha   inizio  l’infeudamento della Marca Anconetana e l’Esarcato con Corrado di Svevia e il Ducato di Spoleto  a cui si aggiunse il titolo di Duca di Toscana e signore del potere della Contessa Matilde concesso al fratello Filippo.

Due anni appresso Enrico VI morì a Messina lasciando, bambino di quattro anni, suo figlio Federico.

Perugia ingranditasi con il papa amico Innocenzo III e avendo avuto accordati diritti politici, i perugini pensarono di salvaguardare le loro libertà con concessioni calcolate. L’accorto pontefice ritenne allora opportuno l’11 settembre del 1198 venire a Perugia e da Todi rilasciare il 2 ottobre quel famosissimo Breve da cui comincia l’era pontificia senza che cessi quella di Perugia libera.

Intanto Ottone di Baviera,  divenuto nel 1201 con il trattato di Neuss Re di Germania, muovendo verso la Puglia occupa Viterbo, Montefiascone, Orvieto ed anche  Perugia reclamando dai perugini i beni della Contessa Matilde.

Le vicende perugine proseguono con l’importante trattato stipulato tra Innocenzo III e il podestà Pandolfo della Suburra alla vigilia del 28 febbraio 1210 con cui vengono sostanzialmente conservate le consuetudini nuove ed antiche, generali e speciali. Un nuovo patto del 1212 prevederà la volontà di Innocenzo III di confermare ai perugini il possesso del Trasimeno e del Chiugi e dell’Abbazia di Campoleone e la conferma dei diritti già in essere.

A Perugia viene intanto eletto Papa Onorio III che nel 1220 incoronerà Federico II imperatore del sacro romano impero. Federico abbandonerà la posizione prudente verso il pontefice e darà inizio ad una strategia finalizzata alla riconquista dei territori sottoposti alla gestione papale.

Già nel 1226, Federico, che si trovava a Spoleto con partigiani e truppe tedesche, minacciava e pretendeva che le genti dell’Umbria andassero con lui a combattere in Lombardia.

Nel 1227 per due anni fu podestà di Perugia Giovanni di Brienne, re di Gerusalemme, che dette sposa la figlia Iolanda a Federico II imperatore di Germania  e re di Napoli, che a sua volta fece valere i suoi diritti divenendo re di Gerusalemme.

Nello stesso anno fu eletto papa Gregorio IX che cambiò i rapporti con i nunzi del popolo Perugino

inviando la lettera “ Populo Perusino, spiritum consilii saniori”.

Nel 1228, in un momento di contrapposizione aperta con Federico II e il comune romano,  Gregorio IX scelse proprio Perugia come città in cui risiedere per contrastare l’avanzata nella Marca e nel Ducato, dei figli di Corrado di Urslingen già duca di Spoleto di parte ghibellina.

Fra il 1228 e il 1230 Perugia, divenuta sede “stabile” della curia pontificia, appariva godere di una assai propizia espansione territoriale. Ma la pace di San Germano stipulata da Gregorio IX e Federico II nel 1230  sparigliò le carte in tavola.

Immediatamente non vi furono conseguenze ma appena l’esercito perugino tentò di avere il pieno dominio del Chiugi con la conquista di Chiusi, città fedele all’imperatore, subito intervenne Gregorio IX  con una formale diffida a procedere militarmente “contra civitatem  Clusinam in iniuram carissimi in Christo filii nostri F(riderici) Romanorum imperatoris semper augusti”.

Papa Gregorio IX accusò addirittura i perugini di ingratitudine e  insolentia e poco dopo gli proibì  di stabilire patti in particolare con terre non appartenenti al territorio, che danneggiassero i diritti dell’Impero.

Quando la tregua si ruppe, paradossalmente la situazione si rasserenò: in conflitto aperto con Federico II , papa Innocenzo IV osservando i fatti di Perugia dalla lontana Lione non aveva nessun bisogno di mediare, trattenere , rispettare le aree di influenza, anzi al contrario sfruttava proprio per questo la brama territoriale della città esplicando il ruolo di difensore della causa pontificia con la resistenza attiva alle truppe di Federico II mentre molte altre città del Ducato accoglievano a braccia aperte l’imperatore.

Siamo nel 1230 e i fiorentini guerreggiando contro i Senesi avevano di mira anche Perugia per le acque che dal Trasimeno scendevano nell’Arno. Si addivenne poi ad un trattato che stabiliva che un arbitro fiorentino si stabilisse a Perugia e un arbitro perugino a Firenze.

Siamo nel 1234 papa Gregorio IX è a Perugia dove dimorò per altri tre anni cercando di mettere pace tra Federico II e le repubbliche italiane. Fu il periodo in cui si cercava di rimuovere ogni incentivo di guerra e a tal fine fu concluso fra le città di Perugia, Todi, Gubbio, Fuligno e Spoleto quel bel trattato che sostanzialmente stabiliva che le cinque città non entrassero a far parte della lega lombarda.

Nel 1239 Federico II è in Toscana da dove Enzo re di Sardegna, suo figlio naturale, raggiunge l’Umbria ma viene respinto dai perugini.

I prelati italiani e francesi convennero a Perugia con armi e soldati e indussero i Perugini e gli Assisani all’intempestivo tentativo di recuperare Spoleto dove per l’imperatore si trovava Marino da Eboli. Lo scontro bellico con il nemico avvenne nella piana di Spello, il 31 marzo 1246 e l’esercito perugino fu nettamente sconfitto.

Nel 1246, Innocenzo III inviò una accorata lettera ai Perugini per consolarli della sconfitta appena subita e incoraggiandoli a continuare la lotta con la buona notizia dell’elezione di Enrico Langravio di Turingia a re dei Romani al posto dello scomunicato Federico II.

Federico II che aveva posto il campo a Sansoste (San Sisto) in una lettera scritta il 15 aprile 1246 al re d’Inghilterra parla della vittoria e comunica che oltre agli uccisi furono fatti cinquemila prigionieri.

Nel 1248 Innocenzo IV annunciando i colloqui tra il re e i principi con paterne esortazioni raccomanda a Perugia di obbedire al legato pontificio, di attendere l’aiuto imminente e di non arrischiarsi  in imprese pericolose visto che buona parte del Ducato e della Marca erano in mano dell’imperatore.

Tra l’agosto e il settembre del 1248 Perugia si attivò per trattare “cum inimicis Ecclesie qui detinentur sub dominio imperatoris Federici ad hoc redeant ad mandatum Romane Ecclesie et comunis Perusii e fiant amici”.

La morte improvvisa di Federico II ( il 13 dicembre del1250 ) rappresentò per Perugia un colpo di fortuna inaspettato: la fedeltà della città alla Sede apostolica non aveva mai vacillato e meritava una ricompensa. Ma ebbero una delusione perché il pontefice non rispose direttamente ma tramite Guglielmo d’Olanda eletto qualche anno prima imperatore del partito filo-papale e ora accreditato in seguito alla morte di Federico.

Il debole sovrano, intervenne soltanto con due diplomi attinenti Castiglione del Lago e poi Città delle Pieve e Montone.

Un’altra storia ha inizio perché le maggiori difficoltà per Perugia saranno dovute per l’assenza di un controllo del territorio dal punto di vista militare e politico-amministrativo. I vari centri che si erano infatti dotati di un proprio embrione di burocrazia, lo avevano fatto in autonomia, spesso sotto il protettorato di antichi signori, ma non di Perugia che appariva invece come un dominatore esterno, al quale preferire all’occorrenza, l’imperatore o un’altra città confinante.  Sino al 1250 lo stesso Locus Perusinus si sentiva tutt’altro che perugino.

(Attilio Bartoli Langeli, Maria Grazia Nico Ottaviani, Stefania Zucchini, Luigi Bonazzi, Franco Mezzanotte)

 

 

 

 

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